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Storia di Santa Rosalia

Eremita e protettrice di Palermo, ancora oggi è simbolo di devozione e rifugio

LA VITA

La storia di Santa Rosalia inizia nella corte palermitana dei re normanni.
È in questo raffinato ambiente medievale, profondamente intriso di suggestioni mediorientali, che per la prima volta incontriamo la figlia di Sinibaldo, signore di Quisquina e delle Rose, e nipote per via materna dello stesso re Ruggero.
La giovane è una delle damigelle della regina, è cresciuta negli agi, nel suo futuro c'è un matrimonio degno del suo rango. Tutto secondo manuale, insomma, non fosse per un non trascurabile particolare: Rosalia non ne vuole sapere.
Una visione alla vigilia delle nozze la spinge a ritirarsi in convento e poco dopo, alla ricerca di una vita mistica, di preghiere e penitenze, decide di andare a vivere in una grotta piccolissima sul Monte Quisquina, nel feudo di famiglia.
Presto la voce si sparge e gli abitanti del luogo cominciano ad andare a trovare Rosalia, prima curiosi, poi, riconoscendone il fervore religioso, mossi dalla speranza che la giovane possa includerli nelle proprie preghiere e intercedere per loro presso Dio.
Molti iniziano a considerarla una santa e la quantità di persone che chiede la sua intercessione cresce tanto da impedirle di dedicarsi compiutamente all'adorazione di Dio.
Così Rosalia si sposta su Monte Pellegrino, la grande montagna che chiude a nord il Golfo di Palermo.
La sua fama, tuttavia, la segue e anche i palermitani si persuadono che quella che vive in una spelonca sulla montagna è senza dubbio una santa.
Quando muore, Rosalia è beatificata “d'ufficio” dalla popolazione.
Dovranno passare quattro secoli, però, prima che la Chiesa dia un seguito ufficiale alla cosa.

DALLA PESTILENZA ALLA SANTIFICAZIONE

Nel 1624 la città di Palermo è piegata da una spaventosa pestilenza contro cui la medicina nulla può.
Il popolo si rivolge incessantemente alle sue sante protettrici – Agata, Oliva, Ninfa, Cristina – ma le preghiere restano inascoltate. Ed è qui che interviene Rosalia, rivelando a una donna il luogo in cui sono nascoste le sue spoglie mortali.
Le reliquie vengono recuperate e portate in città per essere sottoposte al severo vaglio di una commissione.
Passa qualche mese, Rosalia si palesa nuovamente, questa volta a un saponaio. Lo esorta a recarsi dal cardinale Giannettino Doria per invitarlo a sospendere “dispute e dubbi” sulle ossa e a farle condurre in processione.
Al passaggio delle reliquie, la peste cesserà. E va proprio così.
A quella prima, miracolosa processione, ne sono seguite molte altre.
Rosalia, canonizzata anche dalla Chiesa per il suo intervento in favore dei palermitani, è entrata nel cuore dei suoi concittadini.
Spodestate le quattro patrone, la "santuzza" (piccola santa) è diventata protettrice della città a furor di popolo ed è oggetto di una devozione profonda e inesauribile che si esprime con il festino, che prevede due processioni, il 14 e 15 luglio, e con l'acchianata, la salita a piedi, nella notte fra il 3 e il 4 settembre, lungo la “strada vecchia” che raggiunge il santuario costruito a ridosso della grotta in cui visse Rosalia.

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